Abilità psicomotorie

Spesso si è portati a credere, per un luogo comune, che in equitazione faccia tutto il cavallo: del resto chi non l'ha mai sentito il detto "datti all'ippica"? Per fortuna però le cose non stanno esattamente in questo modo e, se è indiscutibile che un bravo cavallo possa aiutare, è altrettanto vero che anche il bravo cavallo debba essere montato bene per rimanere tale. 
 
Si può dunque dire che alla base di una buona equitazione, vi sia innanzi tutto un cavaliere capace. Ma chi è e soprattutto, come lo si diventa?
 
In primo luogo il cavaliere capace deve essere una persona che sa "sentire" il cavallo, cosa fantastica e per qualcuno innata ma che da sola, comunque, certo non basta. E' infatti fondamentale inoltre che il buon cavaliere abbia il perfetto controllo del proprio corpo poichè è attraverso di esso che si impartiscono i "comandi" alla propria cavalcatura. 
 
Per dirla in modo più tecnico, il buon cavaliere è quello che padroneggia gli aiuti in modo indipendente, ovvero che sa gestire separatamente tra loro mani e gambe (e più finemente anche le gambe e le mani tra loro). 
Ma come sviluppare queste abilità?
 
Sicuramente montare molti cavalli diversi aiuta a diventare più abili ma è altrettanto vero che, soprattutto nel caso dei bambini, possa essere di grande aiuto lavorare sulla creazione di uno schema psicomotorio di base per sviluppare la coordinazione a monte, prima di mettere in gioco il pony. 
Qui sotto potete vedere un video di un lavoro esemplificativo nel quale si combinano tra loro elementi di ginnastica con elementi di volteggio dove l'esecuzione di compiti precisi, insieme all'attività ginnica, attivano la soglia dell'attenzione e innalzano la capacità del bambino di percepirsi nello spazio. 
 
Clicca QUI se vuoi vedere un video esemplificativo su un percorso motorio.
 
Ma come concretamente lavorare sulla psicomotricità? 
 
Innanzi tutto è necessario sapere che si possono individuare tre fasi principali di crescita con le relative peculiarità psico-fisiche:
1 - bambini tra i 4 e i 6 anni. In loro lo schema corporeo e la coordinazione sono molto scarse, così come è scarsa la percezione di sè nello spazio. In in questa fase evolutiva la consapevolezza che essi sono degli individui e non un tutt'uno con la madre non è ancora del tutto concreta e, quando anche ci sia un distacco, sono fortemente centrati su di sé e sulle loro precise esigenze;
2 - bambini tra i 7 e i 9/10 anni. E' questo un momento di grande crescita corporea dove la disarmonia tra tronco e arti è spesso molto evidente. A livello psicologico comincia e si rafforza il senso di se stessi come altro dall'ambiente, comincia ad essere presente lo spirito di squadra, la competitività e il confronto.
3 - bambini tra gli 11 e 13 anni. Successivamente ad una fase di relativa stabilità corporea alla quale si giunge verso i 10 anni, in questa fase si assiste ad un altro grande cambiamento, ovvero quello della pubertà. Di nuovo siamo di fronte ad una disarmonia tra arti e tronco oltre che, per le ragazze, ad un cambiamento evidente contraddistinto dall'accrescersi delle specifiche caratteristiche sessuali.
 
Considerando che lo schema corporeo è una rappresentazione che ci si costruisce attraverso esperienze di tipo posturale, visivo, cinestesico vissute tra la nascita e i 12-13 anni d'età, ben si comprende come, a seconda delle fasi evolutive, debba essere proposto un diverso approccio alla pratica equestre. Ad esempio, chiedere ad un bambino di 5 anni di tenere basso il tallone, non è solo anacronistico ma anche del tutto impossibile da essere attuato per il soggetto in questione, così come potrebbero essere parole al vento ripetere in continuazione ad una ragazzina di 12 anni di tenere le spalle aperte, a causa di un seno imbarazzante in crescita. 
In effetti, alcuni anni orsono, l'equitazione iniziava non prima dei 10 anni e, va detto, all'interno di uno schema tradizionale, è così che dovrebbe ancora essere. 
In virtù di quanto sommariamente esposto possiamo dunque asserire con certezza che non è sufficiente far salire un bambino su un piccolo pony per mettersi a posto la coscienza di istruttore e per potersi dire "istruttori di equitazione per ragazzi" : quel che va fatto è conoscere e valutare l'individuo che si ha davanti e, mettendo da parte la tradizione, alla luce di competenze scientifiche, trovare strade alternative per indurre a quella corretta posizione in sella e indipendenza degli aiuti, che ne faranno poi un giorno, un cavaliere.
 
 
Carlotta sale al volo su Lara