Forma e contenuto

 
Probabilmente la mia formazione classica mi spinge ogni tanto ad un eccesso di astrazione portandomi a spasso per il mondo equestre in un modo del tutto insolito.
Questa mattina vedendo un video di presentazione di un noto cavaliere dei nostri giorni, mi è  risultato inevitabile trovarmi a riflettere sulla dicotomia forma-contenuto. Il personaggio in questione, cavaliere e istruttore amato o odiato ma mai indifferente, si presenta in modo ironico e scherzoso senza dimenticare, tra una buffonata e l'altra, di inserire degli elementi tecnici oltre che a un chiaro messaggio pubblicitario.
Eviterò naturalmente in questa sede ulteriori giudizi sullo specifico caso, prendendo invece spunto da questo per parlare dell'importanza del contenuto sulla forma.
Sicuramente, nella nostra vita quotiana di consumatori, una forma accattivante aiuta l'acquisto del contenuto di qualità, almeno così è all'interno dei supermercati. 
Perchè allora nel mondo equestre spesso invece si assiste al contrario? 
Perchè un contenitore spoglio e austero viene preferito e scambiato per qualcosa di professionale e contenente un grande sapere?
Nel mondo dei cavalli, ambiente diverso e distante da ogni altro della vita comune, lezioni ripetitive, rigore fine a se stesso e sobrità esasperata sono troppe volte la scatola perfetta per nascondere la mancanza di contenuti. Troppo spesso ho la sensazione che il contenuto sia fluito via, lasciando intatto solo il sacello. 
Sicuramente in parte questo è dovuto al fatto che in Italia l'equitazione per tantissimi anni è stata dominata dalla scuola militare: il grande numero di persone, la scarsa attitudine degli allievi e la necessità di una formazione rapida richiedevano senz'altro spersonalizzazione, rigore e fissità. Ma è perfettamente inutile tener duro sulla forma se il contenuto ormai è ridotto alla notte hegeliana in cui tutte le vacche sono grigie. 
Adesso i tempi sono davvero cambiati ed è il momento di sostuire l'autorità con l'autorevolezza, la fissità con il dinamismo della scoperta, la pedagogia direttiva quella interattiva. E' il momento per gli allievi di non giudicare un istruttore capace in base alla potenza dei decibel con cui sa urlare o dall'ordine sterile che riesce a mantenere in campo e in scuderia. E' il momento per gli istruttori di non restare mai fermi su quanto a loro stessi è stato urlato, ma di muoversi ogni giorno nella ricerca, nell'indagine sui perchè scegliendo così solo il meglio per i propri allievi.
 

Ci sono soltanto 

tre modi efficaci per educare: 

con la paura, 

con l'ambizione, 

con l'amore.

Noi rinunciamo ai primi due.

 

Rudolf Steiner